Intervista a Eugenio Bennato

Sabato 12 maggio al Teatro Centrale Carlsberg, in un contesto di festa sono saliti sul palco artisti che, come in un lungo viaggio, ci hanno fatto assaporare i sound del mediterraneo. Un’area geografica ricca di storia, di tradizioni che ha dato slancio alla civiltà moderna caricandola di aspetti culturali che ancora oggi la caratterizzano e la rendono unica nel mondo. Attraverso le danze, le musiche e i colori delle performance il pubblico ha fatto un viaggio immaginario. La partenza nel nordafrica con il mistero e il fascino della danza del ventre, passando per il profondo sud spagnolo attraverso la sensualità del flamenco, arrivando in grecia con l’allegria delle danze popolari elleniche. Il viaggio si è concluso in Italia, in un racconto di un Sud in movimento attraverso la performance di Eugenio Bennato.Image

Abbiamo incontrato l’artista a cui abbiamo rivolto alcune domande. 

Prima di tutto ci descriva cosa porterà in scena stasera.

Il concerto in trio acustico mi è venuto in mente per assecondare una tendenza manifestata da tantissimi ascoltatori che scelgono e ripetono le mie canzoni con sola voce e chitarra. E così i racconti sui mitici briganti, i sogni di un sud in movimento, le ballate di fatti personaggi legati alle istanze nuove della tormentata storia contemporaneo, ma anche i canti della tradizione popolare che hanno indirizzato il mio cammino, vengono eseguiti nella forma più scarna e semplice, mettendo a nudo le parole, le melodie, e l’essenza musicale dei travolgenti ritmi popolari. In scena quindi due sole chitarre, la mia e quella di Ezio Lambiase, elegante musicista capace di improvvise impennate solistiche, e due voci, la mia e quella di Sonia Totaro, giovane e fiera rappresentante di un sud di nuova generazione.

Lei ha ripreso le origini del sud con il movimento Taranta Power. Come lo inserisce in un contesto più ampio come quello di stasera in cui si è qui per promuovere il Commercio Equo e Solidale, che ha l’obiettivo primario di tutelare i lavoratori del Sud del mondo? 

ImagePenso sia completamente contestualizzato. Io da ragazzo nonostante amassi la musica rock, e il fatto che abbia un fratello che si chiama Edoardo lo testimonia, ebbi la curiosità e in qualche modo un istinto che mi portava a ricercare e sentire una musica che appartenesse alle nostre radici e che stava in contrapposizione ai massmedia discografici dell’epoca. Ebbi quindi la possibilità di scoprire delle cose straordinarie e realmente non lo facevo per snobbismo intellettuale. Io quando andavo nel sud, nelle campagne, trovavo delle cose favolose e penso che i fatti mi abbiano dato ragione: a distanza di molti anni Taranta Power è propio l’affermazione di questo. Ad esempio, oggi sono partito da Napoli dove c’era una festa di primavera dove i ragazzi suonavano i tamburi, i tamburelli e facevano pizzica e taranta. Questo è quello che intendo con rivoluzione culturale, una rivoluzione che è partita dal sud ed è contrapposta alla globalizzazione.

Parlando di rivoluzioni, crede nella possibilità di una rivoluzione economica che stimoli un’economia alternativa?

 Io mi auguro di si e sono contento di essere a fianco di questa prospettiva. Viviamo da troppi secoli in una situazione di passività rispetto a cose tragiche come guerre, mercati gestiti solo secondo la logica del profitto e del più forte. Per una serie di motivi nel crollo delle ideologie del XX secolo penso che si stiano proponendo nuovi quesiti e nuovi percorsi e fra questi c’è sicuramente l’identità culturale che rischia di essere completamente distrutta dal monopolio globalizzato. Di pari passo c’è il discoro di un’economia che si ribelli alla logica del profitto.Image

Nella costruzione di un’economia alternativa così come di una nuova identità culturale, pensa che ci sia l’interesse da parte degli italiani? 

Io penso questo e oltre a me lo pensano migliaia e milioni si persone. Quello che ci siamo inventati al Sud è un fenomeno di massa, una massa giusta, ma non massificata perchè fatta di tanti individui che scelgono le loro favole e i loro dialetti.

  

A cura di Andrea Pietropaoli e Paola Salerno

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