Otto Ohm in concerto per il Commercio Equo e Solidale

Stasera, venerdì 25 maggio gli Otto Ohm sbarcano al Brancaleone per un concerto che si preannuncia attesissimo dai loro fan.

Gli Otto Ohm sono un gruppo musicale romano. Band nata nel 1997 dall’idea di Andrea Vincenzo Leuzzi che con Fabrizio De Angelis, iniziò suonando in uno studio allestito in casa, con i consigli di Fabrizio Bacherini. Nel 2000 esce il loro primo singolo, Crepuscolaria, che ottiene un buon successo nei circuiti radiofonici e nell’ottobre dello stesso anno pubblicano l’album di esordio OTTO OHM. Nel 2003 esce l’album Pseudostereo con i singoli “Fumodenso” e “Oro nero”. E’ da poco in rotazione in tutte le radio “Evito la forma”, secondo singolo tratto dall’ultimo album.

Vi diamo allora appuntamento per venerdì 25 maggio dalle 22,00 al Brancaleone, via Levanna 11 per l’ultima tappa del Festival del Mediterraneo. 

Info: pangea.comunicazione@commercioequo.org – www.commercioequo.org – 0644290815

Mostra “Profondamente Marocco”

Nell’ultima data del Festival del Mediterraneo, che si terrà venerdì 25 maggio al Brancaleone, verrà allestita una mostra fotografica dal nome “Profondamente Marocco”.

La mostra è un reportage fotografico di un viaggio in Marocco che ha avuto luogo nel mese di marzo. Un gemellaggio tra l’Europa e il Marocco, tra giovani volontari coinvolti nel movimento del Commercio Equo e Solidale e del Turismo Responsabile, all’interno del progetto FRAME.

Un viaggio di arricchimento personale in cui lo scambio culturale tra i partecipanti, i racconti delle persone incontrate e la ricchezza di paesaggi incredibili sono stati i protagonisti. Ragazzi italiani, maltesi, spagnoli, sloveni e marocchini. Tutti insieme in un tour alla scoperta di questo paese affascinante.

Una Marrakech intrigante e sorprendente, una Essaouira decadente e vivace, e poi villaggi berberi, l’oceano, le montagne rocciose a ridosso del deserto. Un paese di gente ospitale, di antiche tradizioni, di lavoro artigianale. Il gruppo ha conosciuto i produttori di zafferano (commercializzato in Italia dal consorzio Altromercato e reperibile in tutte le Botteghe del mondo), le donne produttrici di argan che con sapienza e pazienza lo trasformano in olio cosmetico ed alimentare. L’Europa ha scoperto i volti degli artigiani marocchini legati al loro territorio e alle loro tradizioni in un viaggio in cui lo scambio è stata la parola d’ordine per tutta la durata del tour.

Nell’allestimento i presenti potranno viaggiare nel paese nordafricano scoprendo i volti, i luoghi e alcuni dei simboli della cultura del Marocco.Vi aspettiamo allora venerdì 25 maggio al Brancaleone, via Levanna 11 dalle 22,00. Nella stessa serata concerto degli OTTO OHM e a seguire dancehall con Mercy Far I (Cool Runnings Family). Per informazioni: pangea.comunicazione@commercioequo.org – 0644290815 – www.commercioequo.org

Che Bio ce la mandi buona!

Fonte: Rinnovabili.it – di Chiara Zaccherotti

Cambiamenti climatici, inquinamento, mobilità sostenibile, rifiuti, acqua, energia. Diego Parassole ne sa davvero tanto di ambiente ed ecologia e, tra una risata e una denuncia, accompagna in un percorso di consapevolezza gli spettatori del suo spettacolo “Che bio ce la mandi buona!”, in scena ieri sera a Roma e in tanti altri teatri d’Italia da più di un anno a questa parte. Piemontese classe 1963, Diego è oggi uno dei comici cabarettisti attivi in Italia per promuovere un cabaret di qualità, molto vicino al teatro civile e sempre in equilibrio tra comicità e contenuto. Ma Diego è innanzi tutto un uomo normale, come si definisce lui stesso, un uomo che ogni giorno si cala in una quotidianità fatta di famiglia, lavoro, stress e i cui ritmi hanno sempre di più a che fare con i problemi legati all’inquinamento. Il blocco del traffico o i rincari della benzina per esempio, ha spiegato il comico al suo pubblico, sono fenomeni che ormai noi tutti viviamo come penalizzanti perché, anziché ragionare sulle motivazioni che hanno portato a queste restrizioni, preferiamo lamentarci perché non riusciamo a spostarci agevolmente in città oppure perché non abbiamo i soldi necessari a far ripartire la macchina a secco da giorni.

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Così, con un linguaggio semplice, immediato e divertente, Diego porta lo spettatore ad aprire gli occhi e a riflettere su cose con cui magari la gente comune si scontra ogni giorno, ma alle quali non sa dare il giusto nome perché istruita dai Tg sullo scioglimento dei Pooh piuttosto che su quello dei ghiacciai. La posta in gioco, ammonisce il comico, è alta: se non facciamo qualcosa saremo sommersi dai rifiuti, non avremo acqua da bere e vivremo al buio su terre totalmente desertificate, uno scenario, quello prospettato da Parassole, in cui l’Autostrada dei Fiori diventerà quella dei Cactus, con “oasi di servizio” al posto delle normali stazioni di sosta e con un vicino da invidiare non per l’erba più verde, ma per la sabbia più fine. «Gli unici a guadagnarci in termini di tempo e fatica – dice Diego – saranno gli stilisti, che dovranno presentare solo collezioni Estate-Estate». Grazie a esempi concreti e alla portata di tutti, infatti, Parassole denuncia (ma sempre col sorriso) il vergognoso spreco di risorse e l’allarmante decrescita della qualità delle nostre vite, attive in un quotidiano che di ecologico ha ben poco e forse in troppe occasioni inconsapevoli. Il pubblico ride, ma intanto nella testa gli si accendono lampadine che lo portano a una riflessione più profonda e a una coscienza ecologica di sicuro più arricchita.

Che bio ce la mandi buona! fa parte degli appuntamenti organizzati nell’ambito del Festival del Mediterraneo, l’evento (in programma dal 12 al 25 maggio 2012) che sta portando per le strade della capitale testimonial e artisti d’eccezione per chiedere a gran voce un’economia più equa e solidale. Per chiudere, ci teniamo a riportare quanto ha precisato Parassole prima che iniziasse lo show: “Le battute di questo spettacolo non sono state testate su animali (prima di stasera), sono riciclate al 100%, i tecnici si lavano i vestiti ogni 15 giorni (ma questo non per risparmiare acqua: lo facevano già anche durante lo spettacolo precedente), il 50% delle prove sono state fatte al buio per risparmiare energia e la pettinatura “casual” dell’attore protagonista certifica che in questo spettacolo non si usano lacche o altri prodotti per i capelli che possano causare il buco dell’ozono”.

Festival del Mediterraneo – 2° data – 17 maggio

Dopo il grandissimo successo della prima tappa, il Festival del Mediterraneo cambia location. Si sposta infatti al Teatro Aurelio dove giovedì 17 maggio alle ore 21,00 andrà in scena lo spettacolo “Che bio ce la mandi buona” di e con Diego Parassole, famoso comico della trasmissione televisiva Zelig. 

Il lavoro di Parassole, oggi, è molto vicino al Teatro Civile, ma a differenza di molti colleghi, Parassole è riuscito ad affrontare temi anche complessi mantenendo la freschezza e la comicità e, soprattutto, un linguaggio universale. Con lo spettacolo “Che Bio ce la mandi buona!” è in grado di miscelare risate e informazioni, battute e cronaca, realtà e finzione, costruendo un percorso che, in questo caso, permette di arricchire la coscienza ecologica degli spettatori aprendo un ventaglio di argomenti che riguardano l’ecologia del quotidiano.

L’evento è una coproduzione fra tre cooperative di Commercio Equo e Solidale romane: noi di Pangea-Niente Troppo, Equociquà e Equo%. Le tre organizzazioni si uniscono per promuovere la nuova campagna di sensibilizzazione “IO.Equo – coltiviamo un’altra economia”, di cui vi abbiamo già parlato nei post precedenti. Per avere maggiori informazioni sulla campagna e per aderire all’iniziativa vi invitiamo a visitare il sito internet ufficiale.

L’ingresso sarà gratuito con sottoscrizione.

Intervista a Eugenio Bennato

Sabato 12 maggio al Teatro Centrale Carlsberg, in un contesto di festa sono saliti sul palco artisti che, come in un lungo viaggio, ci hanno fatto assaporare i sound del mediterraneo. Un’area geografica ricca di storia, di tradizioni che ha dato slancio alla civiltà moderna caricandola di aspetti culturali che ancora oggi la caratterizzano e la rendono unica nel mondo. Attraverso le danze, le musiche e i colori delle performance il pubblico ha fatto un viaggio immaginario. La partenza nel nordafrica con il mistero e il fascino della danza del ventre, passando per il profondo sud spagnolo attraverso la sensualità del flamenco, arrivando in grecia con l’allegria delle danze popolari elleniche. Il viaggio si è concluso in Italia, in un racconto di un Sud in movimento attraverso la performance di Eugenio Bennato.Image

Abbiamo incontrato l’artista a cui abbiamo rivolto alcune domande. 

Prima di tutto ci descriva cosa porterà in scena stasera.

Il concerto in trio acustico mi è venuto in mente per assecondare una tendenza manifestata da tantissimi ascoltatori che scelgono e ripetono le mie canzoni con sola voce e chitarra. E così i racconti sui mitici briganti, i sogni di un sud in movimento, le ballate di fatti personaggi legati alle istanze nuove della tormentata storia contemporaneo, ma anche i canti della tradizione popolare che hanno indirizzato il mio cammino, vengono eseguiti nella forma più scarna e semplice, mettendo a nudo le parole, le melodie, e l’essenza musicale dei travolgenti ritmi popolari. In scena quindi due sole chitarre, la mia e quella di Ezio Lambiase, elegante musicista capace di improvvise impennate solistiche, e due voci, la mia e quella di Sonia Totaro, giovane e fiera rappresentante di un sud di nuova generazione.

Lei ha ripreso le origini del sud con il movimento Taranta Power. Come lo inserisce in un contesto più ampio come quello di stasera in cui si è qui per promuovere il Commercio Equo e Solidale, che ha l’obiettivo primario di tutelare i lavoratori del Sud del mondo? 

ImagePenso sia completamente contestualizzato. Io da ragazzo nonostante amassi la musica rock, e il fatto che abbia un fratello che si chiama Edoardo lo testimonia, ebbi la curiosità e in qualche modo un istinto che mi portava a ricercare e sentire una musica che appartenesse alle nostre radici e che stava in contrapposizione ai massmedia discografici dell’epoca. Ebbi quindi la possibilità di scoprire delle cose straordinarie e realmente non lo facevo per snobbismo intellettuale. Io quando andavo nel sud, nelle campagne, trovavo delle cose favolose e penso che i fatti mi abbiano dato ragione: a distanza di molti anni Taranta Power è propio l’affermazione di questo. Ad esempio, oggi sono partito da Napoli dove c’era una festa di primavera dove i ragazzi suonavano i tamburi, i tamburelli e facevano pizzica e taranta. Questo è quello che intendo con rivoluzione culturale, una rivoluzione che è partita dal sud ed è contrapposta alla globalizzazione.

Parlando di rivoluzioni, crede nella possibilità di una rivoluzione economica che stimoli un’economia alternativa?

 Io mi auguro di si e sono contento di essere a fianco di questa prospettiva. Viviamo da troppi secoli in una situazione di passività rispetto a cose tragiche come guerre, mercati gestiti solo secondo la logica del profitto e del più forte. Per una serie di motivi nel crollo delle ideologie del XX secolo penso che si stiano proponendo nuovi quesiti e nuovi percorsi e fra questi c’è sicuramente l’identità culturale che rischia di essere completamente distrutta dal monopolio globalizzato. Di pari passo c’è il discoro di un’economia che si ribelli alla logica del profitto.Image

Nella costruzione di un’economia alternativa così come di una nuova identità culturale, pensa che ci sia l’interesse da parte degli italiani? 

Io penso questo e oltre a me lo pensano migliaia e milioni si persone. Quello che ci siamo inventati al Sud è un fenomeno di massa, una massa giusta, ma non massificata perchè fatta di tanti individui che scelgono le loro favole e i loro dialetti.

  

A cura di Andrea Pietropaoli e Paola Salerno